Archives for December, 2005
Apple lancia una piattaforma per il podcast
Apple ha lanciato oggi una piattaforma server che permette di creare blog e distribuire podcast.
La piattaforma è basata su Blojsom; il quale permette di creare blog multiutente.
Talk Digger
Utilissimo il sito Talk Digger che fa conoscere alle varie persone che possiedono un blog o un sito internet quali siti riportano un link al nostro indirizzo web (a un post o alla pagina iniziale).
Wordpress 2.0
Da poche ore è disponibile per il download una versione stabile di Wordpress, la 2.0.
Per conoscere le varie novità apportate alla piattaforma di blogging più utilizzata del web potete consultare questo mio vecchio post.
Da notare anche come sia stato rinnovato il look del sito che distribuisce il software, www.wordpress.org
Rinasce amsn
Gli utenti Mac che utilizzano MSN di microsoft fino a oggi non potevano chattare con una webcam a causa del software arretrato a loro fornito da Microsoft.
Ma fortunatamente oggi è rinato amsn, ovvero un programma di messaggistica istantanea alternativo che permette di impostare un account hotmail e di utilizzare una webcam….
Bici, jet e segreti nel regno di Google
I geni «buonisti» tra idealismo e soldi: da studenti spensierati a imprenditori ricchissimi in 7 anni
Interessante l’articolo che ho incollato qua sotto del Corriere della Sera
MOUNTAIN VIEW (California) - I ragazzi di Google, quasi tutti ventenni e trentenni, vanno da un edificio all’altro usando monopattini a motore, biciclette o Sagway, una pedana e un manubrio montati su due ruote affiancate. E anche una volta entrati nella direzione, si fa fatica a credere che questo è il quartiere generale di una società che vale oltre 120 miliardi di dollari: un’azienda cresciuta con una rapidità mai vista prima nella storia del capitalismo e che gestisce il sistema di computer più potente del mondo. L’architettura è minimalista, ma ci sono chiazze di colore ovunque: lampade psichedeliche anni ’70, distributori (gratuiti) di succhi di frutta, poltrone con massaggio rilassante incorporato. E ciotole colme di dolciumi che compaiono qua e là negli uffici e negli ingressi. Fuori, il prato, perfettamente rasato, è interrotto da una macchia di sabbia: il campo di beach volley. Un manager in jeans e maglietta esce da una porta laterale tirandosi dietro un sacco: è la lavanderia. Un altro va in palestra con un asciugamano sul collo.
La società che ha scelto la frase «non fare del male» come motto aziendale e che pensa che la sua missione - «mettere tutta la conoscenza del mondo a portata di click» - sia un servizio reso all’intera umanità, si è data una sede che interpreta alla perfezione questa filosofia «buonista»: una «fabbrica della conoscenza» fatta come un campus universitario i cui edifici sono costruiti con materiali riciclati.
Nell’aria, però, non si respira rilassatezza né goliardia e l’azienda protegge bene i suoi segreti: nessuno sa come e dove sono distribuiti i centomila computer che alimentano il motore di ricerca della società della Silicon Valley e un «database» che contiene otto miliardi di pagine web.
Larry Page e Sergey Brin, fondatori e capi di Google, incarnano questa realtà a molte facce, in bilico tra idealismo e interesse economico, tra uno stile spartano (guidano due Toyota «Prius» con motore ibrido benzina-elettrico e abitano in piccoli appartamenti affittati anche ora che ognuno ha un patrimonio di 11 miliardi di dollari) e le tentazioni del tycoon: si sono appena regalati, come jet personale, un Boeing 767 da 250 posti. Le contraddizioni sono inevitabili in una realtà, come quella di Google, in rapidissima trasformazione. Dieci anni fa Page e Brin erano solo due promettenti allievi di Stanford: figli di matematici, cresciuti fin da bambini a pane e computer. Poi Page elaborò l’algoritmo che, sviluppato insieme a Brin, ha reso il loro sistema di ricerca delle informazioni molto più efficace di quelli offerti dagli altri «motori».
Google è nata appena sette anni fa, dal tentativo di trasformare una sfida accademica in un’impresa e da un errore di ortografia: volevano dare alla società il nome di «googol», termine usato dai matematici per indicare un uno seguito da cento zeri, ma sbagliarono lo «spelling». Il percorso da studenti spensierati a imprenditori ricchissimi e carichi di responsabilità è stato fulmineo e non solo per i due fondatori, oggi appena 32enni: insieme a loro, l’esplosione delle quotazioni di Google (il titolo, collocato in Borsa un anno e mezzo fa a 85 dollari, oggi ne vale 420), ha creato tra i cinquemila dipendenti dell’azienda un pugno di altri miliardari (in dollari) e ben mille milionari.
Ma non è solo la ricchezza finanziaria a crescere a velocità esponenziale: i nuovi assunti - quasi tutti matematici, ingegneri, «computer scientists» - sono mediamente dieci al giorno. In un anno, insomma, i dipendenti sono più che raddoppiati. Lavorano allo sviluppo di una rete di servizi che sta trasformando Google nella vera superpotenza di Internet anche al di là della ricerca di dati e testi: la società già offre mappe e foto aeree di ogni luogo della Terra, un sistema di posta elettronica (G-mail) avanzatissimo e gratuito, siti che dispensano informazioni giornalistiche e programmi televisivi, sofisticati sistemi di vendita online, vetrine elettroniche nelle quali ogni commerciante può inserire le sue offerte e confrontarle con quelle degli altri, servizi di telefonia su Internet quasi a costo zero (per ora sperimentali e limitati alla città di San Francisco). E adesso Google sta lavorando alacremente al suo progetto più ambizioso, la libreria universale: la digitalizzazione di tutti i libri delle più grandi biblioteche.
Costretti a correre per inseguire i loro sogni e le attese degli investitori, Page e Brin rischiano però di perdere il patrimonio più prezioso: l’immagine di un’azienda diversa, «amica» degli utenti. La piccola Google che sfidava il Golia Microsoft piaceva a tutti. Ma ora che Microsoft non è più un monopolio inattaccabile e che proprio Google sta insidiando il suo primato - l’accordo per Aol appena siglato da Page e Brin con Time Warner mette Bill Gates addirittura nella posizione di “offsider” - non è più possibile vestire i panni di Davide. «Era il nostro fratello, sta diventando il Grande Fratello», titola, deluso, il quotidiano Usa Today . «Big Google può essere peggio di Big Oil» (il cartello dei petrolieri) strillano alcuni siti di informazione tecnologica. «Google diventerà il bersaglio di una campagna per imporre regole e vincoli alla raccolta di dati», prevede Jeff Chester del Centro per la democrazia digitale, preoccupato, ad esempio, dalla capacità del motore di G-mail di «leggere» tutti i messaggi di posta elettronica che transitano per Google. L’obiettivo è quello di inviare online messaggi pubblicitari personalizzati (se scrivete ad un amico che volete andare a Chicago, ecco comparire la pubblicità di alberghi e di linee aeree che vi offrono voli superscontati), ma molti utenti si sentono spiati. «Non è così, è solo una lettura elettronica, impersonale, delle parole; non c’è alcun intervento umano» assicura Debbie Jeffrey, responsabile per lo sviluppo dei nuovi prodotti. «Nulla di diverso dai sistemi antivirus o anti spamming che esistono da anni: anche quella è una lettura elettronica dei testi per eliminare i messaggi indesiderati o quelli che possono contenere un virus». E Craig Silverstein, il capo delle strategie di Google che è con Page e Brin fin dalla fondazione della società, cerca di rassicurare chi - operatori pubblicitari, giornali, editori di libri - teme di vedere il suo business distrutto da Google: «Non minacciamo nessuno, siamo solo una sofisticata piattaforma che veicola informazioni. Siamo un veicolo utile a tutti, lavoriamo per fare del mondo un luogo migliore». Parole di neomiliardario accolte con crescente scetticismo dalla comunità della «rete». Per Google questa è la minaccia più grande. Il «buonismo» non è solo cibo dell’anima di Page e Brin che, ad esempio, non accettano la pubblicità di superalcolici, armi e altri prodotti che giudicano in conflitto col loro senso etico: è il collante che fa sentire molti utenti membri di una grande famiglia e li spinge a lavorare gratuitamente per Google. I suoi servizi sono disponibili in oltre cento lingue e in molti casi la traduzione è stata realizzata senza compenso da «internauti» che vogliono solo mettere in rete Paesi fin qui esclusi dalla rivoluzione digitale; e che, così, aprono a Google nuovi business.
Anche l’atmosfera familiare del Googleplex (il nome dato alla sede) ha il suo valore economico: dentisti e servizi medici gratuiti, le palestre, la Jacuzzi, i tre pasti al giorno offerti con la supervisione di uno chef di grido (l’hanno strappato alla rockband dei Grateful Dead), costano, è vero. Ma, così coccolati, i ragazzi di Google rimangono al lavoro molto più a lungo.
Quanto durerà? L’azienda sta cambiando: vuole dare a tutti la libertà di accedere a ogni informazione, ma per fare affari in Cina, è costretta (come i suoi concorrenti) ad accettare la censura di un regime dittatoriale. Agita la bandiera dell’idealismo, ma a Washington costruisce una struttura di lobbisti simile a quella delle altre corporation. La purezza di Page e Brin resiste solo nella pagina iniziale delle ricerche su Google: potrebbe essere piena di pubblicità miliardarie, invece resta ostinatamente bianca.
Del.icio.us xmas

Ajax Translator
Bellissimo e utile Ajax Translator, ovvero un traduttore multilingue realizzato in ajax che traduce istantaneamente mentre si sta scrivendo il testo.
Sono disponibili molte lingue per la traduzione ma, purtroppo, per quanto riguarda l’italiano è possibile tradurre solo verso l’inglese.
Buon Natale

Buon Natale da Mac Blog
Le novità di Google
Da un pò di tempo chi possiede un account gmail, può personalizzare l’ homepage di Google (cliccando in alto a destra su www.google.it) con i propri segnalibri o feed RSS preferiti e averli accessibili così, da qualsiasi computer!…
Ma non è tutto, fra la varie notivà ve ne sono state apportate anche molte nell’ultimo periodo a Gmail, ad esempio la possibilità di avere una barra che mostra le ultime novità dei propri feed rss (funzionalità chiamata Web clips) o, fra le altre cose, la nuovissima versione per dispositivi portatili di Google Mail.
Artiolo segnalato da: Riccardo
Mac mini. Big ideas

Fin dal primo giorno in cui è stato presentato al Mac mini sono state trovate dalle varie persone una miriade di applicazioni che quest’ultimo potrebbe avere.
L’abbiamo visto all’interno di auto, trasformato in un robot, sulla metropolitana (con lo scopo di proiettare video sulle pareti di quest’ultima), e in molte altre situazioni.
La Apple si deve essere accorta di questi usi che una persona potrebbe fare con il suo computer e ha creato una pagina dedicata a questo chiamata Mac mini. Big ideas.






