E se Apple diventasse di massa?

Quanto sia bello ed azzeccato lo slogan che Apple ha utilizzato negli ultimi anni, vale a dire Think Different, lo sappiamo tutti e sappiamo anche dell’importanza che questo ha avuto all’interno dell’azienda, ponendola sotto un’altra luce rispetto a Microsoft o altre, mettendola in risalto come una marca destinata a un elite di consumatori, ad occupare una minima parte di mercato, quella dei Think Different, dei diversi (in senso positivo).
Il marketing sul quale Apple si è basata fino ad oggi è estremamente adatto e bello ma, purtroppo, come fa notare Simone Lovati, ha due limiti, uno dei quali estremamente pesante.
Il primo riguarda Steve Jobs, vale a dire la sua importanza all’interno dell’azienda (messa in risalto soprattutto in questa settimana con l’annuncio di una probabile perdita di 20 Miliardi all’interno di Apple se questo la lasciasse) e il ruolo fondamentale che egli ha svolto fino ad oggi e, il secondo, principale e più problematico, riguarda lo slogan stesso, Think Different, che rende ogni Mac Users fiero di esserlo e di appartenere a una piccola schiera di possessori di un computer Mac ma che, purtroppo, nell’ultimo periodo, forse non è più tanto adatto all’azienda.
Non perchè sia cambiata lei, ma perchè la sua popolarità è cambiate e, con essa, i suoi fruitori che, grazie all’iPod, sono di gran lunga aumentati e che, dunque, non si possono più definire Think Different semplicemente per il fatto che l’iPod non è un prodotto di nicchia come lo sono sempre stati tutti gli altri prodotti Apple, ma è di massa, è una moda, è un fenomeno, ce l’hanno tutti.
E’ l’esatto opposto di Think Different.
Forse bisognorebbe limitare il solo discorso all’interno della famiglia Mac (eliminando, invece, iPod e iPhone), allora in quel caso forse possiamo ancora utilizzarlo.
Ma cosa succederebbe se però tutti comprassero un Mac?
Cosa succederebbe se Macintosh battesse Windows in termini di diffusione?
Allora saremmo tutti Think Different?
Forse il futuro di Apple, a questo punto, dipende dal successo di Microsoft che potrebbe continuare ad essere un O.S. di massa e lasciare a Apple la minuscola parte di mercato che ha sempre avuto, in modo da permettergli anche di mantenere il motto aziendale, fondamentale per la vita dell’azienda.
Cosa ne pensate?

[Via GPessia]




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9 Responses to “E se Apple diventasse di massa?”
Non credo (più che altro, spero), che il mondo mac sia ridotto ad un malizioso slogan pubblicitario.
Pensare differente è solo ed esclusivamente uno slogan e per questo deve essere preso. Chiunque, maturo a sufficienza, riesce a capire che apple al pari di ibm o qualsiasi altro produttore di hardware e software è stata creata per fare soldi, e distribuire dividendi agli azionisti.
L’errore di base è quello di pensare che possedendo un mac si sia speciali, semmai è il contrario, e comunque non significa nulla, io sono speciale perchè sono come sono punto e basta.
La cosa che più mi infastidice nell’essere un mac user è quello di appartenere ad una comunità che spesso, troppo spesso, è snob.
Se tutti comprassero mac allora l’aura dell’esclusività del prodotto verrebbe a mancare, e tutto sarebbe “normale” un esempio corrente è quello dei telefonini, appena esce un modello bello e molto costoso divent status symbol e via alla rincorsa per accaparrarsene uno e così nel giro di pochi mesi tutti ce l’hanno e sparisce la novità, fino al prossimo modello cult.
Se tutti comprassero mac molti degli attuali mac user scapeprebebro perchè non sentiranno più il senso di appartenenza ad una comunità d’elite.
Secondo me ha più senso discutere sulle motivazioni per cui si diventa mac-user, l’analisi di questo potrebbe darci indicazioni più precise sul futuro della mac-comunity, perchè se tutti diventano mac user perchè è cool allora io mi vado a pigliare uno scassone di computer con windows vista!
Credo che tutti gli utenti Mac, almeno quelli di una volta e che sono utenti Mac per scelta, siano toccati nell’orgoglio dallo slogan del Think different, ma non è certo questo il motivo per cui si usa un Mac. Cioè magari per qualcuno lo è, ma personalmente ho tonnellate di validi motivi per usare Mac, quasiasi sia lo slogan che la casa della mela usa oggi e utilizzerà domani. Piuttosto bisogna vedere se la Apple resterà, parlando di Mac, avanti rispetto agli altri… e qui c’è il problema Steve Jobs. Per quanto io sia convinto che sia tutta l’azienda ad innovare credo sia veritiero il mito che è lui a tracciare la rotta… per questo “vale” tanto in borsa.
Quoto misano, Apple è un’azienda come tante altre e Jobs sta facendo di tutto per mettere da parti più soldi possibili. Come è stato già detto Think Different è solo uno slogan, niente di più. Ha fatto la sua parte cercand di costruire una comunità di poche persone che usando un determinato sistema operativo si sentisse diffferente dal resto del mondo, ci è riuscita ma adesso un po’ di paura ce l’ho anche io. Tutto sta diventando di massa, di moda e si sa che quando una cosa diventa di moda succedono due cose:
1) la qualità scende in modo da approfittare della situazione e quindi guadagnare di più.
2) il fenomeno non dura in eterno.
Ecco dite quello che volete ma io preferisco i vecchi tempi, quelli in cui l’iPod non era molto conosciuto e i Mac nessuno sapeva cosa fossero.
Certo ci sarebbero molte meno comodità rispetto ad adesso, ma non so avrei più sicurezza.
Come si dice, chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova…
Io non sono d’accordo. Intanto va ricordato che la campagna “Think different” agiva in un lasso di tempo molto preciso, ovvero i due anni circa in cui Apple usciva con i suoi prodotti innovativi, famiglie iMac e iBook, G3 colorati e nuovi G4, ecc. Poi non si vedrà più, anche se nei negozi albergano ancora le immagini (e come farne a meno, belle come sono) e, dietro alle mie spalle, c’è un Picasso in dimensioni 250×170 cm che ormai mi accompagna dal 2001 nei vari traslochi.
Ovviamente pensare differente aveva molte connotazioni, all’epoca. Differente dagli standard, dai mercati, dalle abitudini, era nient’altro che “1984″ di Scott rivisto in chiave diversa, nuova.
E qualcuno all’epoca ci vide più di un attacco al mondo informatico con implicito riferimento a Microsoft e, molto più esplicito, a una serie di notebook IBM (ThinkPad, la loro campagna era “Think!” e basta) di qualche periodo precedente.
Ma “pensare differente” non significa essere automaticamente in pochi a farlo. E soprattutto non significa che si debba rimanere in pochi. Pensare differente è anche una speranza, a volte. E, se le cose funzionano (rimaniamo nell’ambito informatico, ma ovviamente il discorso può essere generalizzato, anzi dovrebbe esserlo, nei vari ambiti sociali, lavorativi, mi piacerebbe che a pensare differente che so, sull’ambiente, non fossimo solo noi che pippiamo ogni giorno quintalate di PM10, ma lo facessero anche le persone che potrebbero agire a livelli politici perché cambiasse qualcosa), perché non dovrebbero funzionare per la maggior parte delle persone?
La speranza è che un numero sempre più elevato di persone approcci l’informatica e non solo con un nuovo punto di vista. Ovviamente il monopolio Win non si scalfirà minimamente, non saranno gli iPod, le TV, gli iPhone a farlo, ma la direzione è quella di un differente confronto con certe tecnologie.
Per quanto riguarda il discorso del calo di qualità con il crescere della quantità (di utenti, quindi), questo è sicuramente sbagliato. Una delle prime mosse di Jobs fu quella di limare le offerte: al posto di duemila modelli (ma ve li ricordate? Vi, Vx, performa, 5400, 4400, 4240, 4640, serie 8000, 9000, sembrava il lotto istantaneo) due linee di prodotti, consumer e pro. E queste pure declinate in due o tre varianti massimo. Chiarezza estrema, possibilità di configurazione limitate (rispetto per esempio a Dell o altri) ma ben diversificate (base, media, potentissima), cambiamento degli standard che in pochi mesi diverranno comuni a tutto il mondo informatico (USB, FireWire).
Se dovessero aumentare i pezzi venduti non credo che si abbasserebbe la qualità. Semplicemente si creerebbero nuove linee di assemblaggio. Non credo che maggiori acquirenti significhino automaticamente maggior numero di prodotti.
Piuttosto mi rendo conto che molte macchine degli ultimi anni presentano difetti che Apple non riconosce e non copre come faceva nei decenni precedenti: iBook a cui si fotte la scheda logica e se sei fortunato te la rimettono, ma la garanzia non ce l’hai praticamente, quindi siccome si romperà nuovamente perché è proprio quel modello che è fallato, te la piglierai in saccoccia. Random Shutdown Syndrome sui nuovi portatili. Mouse che fa cagare (come tutti i mouse Apple dall’iMac in poi). Monitor con pixel difettosi oltre il numero previsto dalla garanzia che Apple non vuole sostituire. Ecco, mi spaventano più queste cose.
Per quanto riguarda Jobs, quello è un vero problema… Oggi attraversa un periodo fortunato, non è detto che duri. Mi spiego: non tutto quello che Jobs ha fatto è diventato oro. Molte cose si sono arenate, molte hanno causato danni economici discreti. Ma di fronte a capolavori quali il mac, l’iMac, l’iPod ecc. tutto scema o quasi. Certo, oggi è sugli scudi, qualsiasi cosa tira fuori diventa automaticamente un successo. Domani il mercato potrebbe rifiutarlo. Sono meccanismi strani, la massa ti idolatra e poi ti sbatte giù. Un po’ di testate editoriali che iniziano a fare i revisionisti, qualche columnist che gli gira il sedere, insomma, è una legge non scritta ma esiste.
Certamente è la persona in grado di indicare la luna, si circonda di gente che non guarda il dito, ma la sua dipartita peserebbe mostruosamente su quel valore aggiunto che, ancora oggi, è Apple.
Mi trovo molto d’accordo con le affermazione di misano. In quanto switcher ritengo che se il “Think Different” venisse “sposato” da molti questo pensiero si arrichirebbe invece di ritorcersi su se stesso. E’ anche una sfida per la stessa Apple… questa società deve immettere sul mercato un prodotto all’altezza della sua fama e del suo passato ma al contrario di prima questo prodotto deve raggiungere la massa e non un’elite.
Faccio un esempio: prima di divenire un Mac user, ho provato a tenere il mio PC e utilizzare un SO alternativo; si proprio così, al diavolo Windows installo Linux.
Ragazzi che sofferenza! Stabile ed eccezzionale ma che fatica configurarlo, installare programmi o disinstallarli. Chiedi aiuto ma la maggior parte delle risposte era : entra in console e digita!.
Infatti ho sempre pensato che il mondo Linux fosse troppo chiuso…troppo per guru della linea di comando.
Tutto questo per dire che Saint, il fenomeno non dura in eterno; vero! Ma si evolve. La qualità…bè quella la facciamo noi utenti!
La qualità di Apple la esige gente come te o chi ha iniziato nel lontano 1984. I nuovi come ne traranno profitto e sucessivamente esigeranno la stessa qualità.
E’ un circolo vizioso che spingerà Apple a superarsi, ogni volta. Esempio ultimo arriverà ad ottobre: l’iPhone.
Sono uno switcher…ora ho un iMac, e sono orgoglioso!!
la campagna think different è stato creato in un periodo di profonda crisi per Apple: le vendite stagnati hanno spinto Apple a fare ricorso al senso di appartenenza degli utenti ad un gruppo ristretto ed elitario. Ora le cose sono cambiate: il think different non può essere certamente sposato da tutti i nuovi utenti di apple, ma dallo “zoccolo duro” sicuramente sì. Io penso che se Mac avesse una larga diffusione (non dico tanto.. il 10%), sarebbe un bene per tutti: più produttori di periferiche farebbero hardware per mac –> più concorrenza –> prezzi più bassi! Stessa cosa per il software in generale. Senza contare che la maggiore diffusione di Mac porterebbe allo sviluppo di applicativi che finora sono solo per Windows anche per Mac. Poi vorrei ricordare una cosa: le aziende sono enti amorali, non hanno una filosofia, se non quella del profitto (e della soddisfazione del cliente, ma solo perché a questa è subordinato il profitto). Che poi ognuno di noi abbracci la filosofia del “think different”, questa è un’altra cosa.
E poi non va mitizzato anche il discorso della qualità: vi ricordo che, ad esempio, l’Apple III raggiungeva temperature così elevate che il processore si scollava dalla scheda madre. Si parla di taaaaaaanto tempo fa, quando la Apple era ancora “pura” e rivolta ad un’elite, ma i problemi c’erano! D’altra parte la questione della “qualità” è un argomento complicato che tutte le aziende si trovano a dover affrontare, e a volte anche le più grandi possono toppare (infatti per queste cose c’è la garanzia e i richiami)
Volevo provocare…con questa domanda: leggo da questi commenti che alcuni storcono il naso davanti a questo affluire in massa verso il mondo Apple; ma non è forse vero che si esulta ogni qual volta un amico switcha? Allora perchè lo fate?…non fate altra che aggiungere massa alla massa!??
Jeby dice il 10 per cento… a livello mondiale; bè allora rimaniamo ancora il Think Different, perchè a mio parere, se non superi il 50% non sei la massa. La massa rimane Windows e affini!
io invece non credo affatto che Apple (quasi sempre nel bene e a volte anche nel male) sia un’azienda come un’altra. Steve Jobs è una personalità visionaria che ha messo nel suo lavoro, fin dagli esordi, un’idea della vita che si rispecchia perfetamente nello slogan Think Different. E’ ovvio che Apple Inc. è ANCHE un’impresa economica. Ma il business non è tutto sia per Steve Jobs sia per Apple che, oggi più che mai, è una sua creatura. E qui sta, a mio avviso, il tallone d’Achille di Apple. Senza Jobs, senza la sua personalità, senza la sua visione, Apple perderebbe quasi per intero la sua vera anima. Come infatti successe nel decennio senza Jobs. Non dimentichiamoci che quando Steve Jobs è tornato in Apple, questa era all’immediata vigilia del suo fallimento. La domanda che girava allora negli ambienti informatici statunitensi non era “se” Apple chiuderà ma “quando” Apple chiuderà. Poi è tornato Jobs e le cose sono andate come sono andate.
Per concludere vorrrei dire che penso non ci sia alcun pericolo (o speranza, a seconda dei punti di vista; per me pericolo) che Apple diventi di massa. Al massimo potrà arrivare un po’ oltre il cinque per cento del mercato. Ma non oltre.
[...] Allora ho pensato che forse sarebbe il caso approfondire la discussione, quando ecco sul blog di Philapple comparire un commento fantastico ad opera di tale [...]
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